L’orto di casa è pratica tradizionale per chi ha la fortuna di disporre di un angolo di terra. Occuparsi del proprio giardino è l’occasione per vivere all’aperto e entrare in contatto con una natura da cui la vita di ogni giorno tende ad allontanarci. Ancora, in seguito agli scandali alimentari e al conseguente calo di fiducia verso i grandi produttori, l’impressione di genuinità del prodotto nostrano ne ha incrementato la popolarità. Insomma, la convinzione dell’appassionato orticoltore è di ritrovarsi finalmente nel piatto un alimento incontaminato e salutare. Un recente studio dell’OFAG (Ufficio federale dell’agricoltura), ha rivelato che spesso non è così. Ce ne parla l’agronomo Sergio Gobbin, titolare della Società di consulenza agro-ecololgica Ecosfera.

“Dallo studio è risultato che gli orti famigliari sono assai più inquinati delle grandi coltivazioni industriali, e ciò non mi ha stupito. Il motivo principale risiede nella dimensione della superficie da coltivare: più la superficie è ridotta, più si tende ad abbondare nello spargimento di sostanze chimiche, che siano fertilizzati, erbicidi, antiparassitari o altro ancora, fino a superare largamente i limiti del dovuto. Al contrario, nelle produzioni su scala industriale il ricorso a tali sostanze è frenato sia dai costi supplementari che causa, sia dalla severità della normativa svizzera in merito ai pesticidi. Lo stato tutela infatti il consumatore infliggendo multe salate al produttore che utilizza sostanze chimiche oltre la soglia ritenuta accettabile per la salute, e chiaramente definita dalla legge.”


Nessuna legge proibisce invece al privato di cospargere di veleni il proprio giardino…

“Non solo; manca anche un’informazione di base. I privati sono spesso coltivatori improvvisati, che non dispongono delle adeguate conoscenze. Molte volte ci si consiglia tra vicini basandosi, come metro di misura, su redditività del raccolto,e aspetto e sapore dei prodotti; mentre l’inquinamento chimico non è facilmente rilevabile. Nel corso della mia esperienza in qualità d’agronomo ne ho viste di tutti i colori. Ho visto insetticidi polverulenti da sciogliere in acqua a piccole concentrazioni… sparsi senz’acqua! Dunque sparsi con una concentrazione che supera di migliaia di volte quella tollerata dalla legge…; ho visto concimare gli ortaggi con dosi di fertilizzante di sintesi così elevate da far bruciare il raccolto. Insomma, ho visto orti con un livello di tossicità che definirei catastrofico, e che va a sommarsi agli inquinanti oramai presenti ovunque provenienti da piogge acide, gas di scarico, ecc. Fortunatamente, ho anche visto crescere la diffidenza verso i pesticidi.”


Come fare allora per evitare di trasformare un piacere casalingo in una fabbrica di veleni?

“Basta un po’ di pratica unita al buon senso. Oggigiorno disponiamo di parecchie pubblicazioni destinate agli amatori. Dunque un buon libro sull’orticoltura generica, meglio ancora se biologica, è un ottimo supporto che permette di raggiungere ragguardevoli risultati. Qui di seguito mi permetto inoltre di fornire qualche trucchetto e consiglio pratico di cui posso garantire l’efficacia, avendolo personalmente sperimentato. Il lettore scoprirà così che con un po’ di fantasia e spirito d’osservazione si possono drasticamente ridurre gli sprechi energetici e il ricorso a sostanze chimiche, il tutto appoggiandosi a madre natura. Invito inoltre tutti gli interessati a ulteriori indicazioni, magari più specifiche, a contattarmi personalmente.”


Compostaggio

Ogni orticoltore dovrebbe disporre di un angolo all’ombra destinato al compostaggio dei cascami vegetali. Il composto dovrebbe essere girato almeno ogni tre mesi onde arieggiarlo. Va irrigato in caso di siccità e coperto in caso di continue precipitazioni. Chi possiede il camino può spargere strati di cenere, chi alleva animali da bassa corte può immetterne il letame a strati fini. Questa fertilizzazione del composto arricchisce tale ben di Dio. Il letame immesso in misura del 10-15% contribuisce alla produzione di un ottimo ammendante organico combinato, adatto a tutte le coltivazioni. La zeolite naturale, una roccia vulcanica ricca di clinoptilolite, sparsa a strati sul composto, lo arieggia e disintossica. Grazie alla zeolite il terreno è al riparo dagli effetti negativi delle piogge acide ed è più fertile.

Un composto maturo deve avere almeno un anno. Il suo utilizzo regolare, in ragione di 5kg/mq. permette di evitare la concimazione chimica dell’orto.


Un fungicida naturale

Il composto contiene antagonisti naturali delle principali malattie delle radici. A tale proposito questa è la ricetta: mettere in un bidone 2/10 di composto e 8/10 di acqua. Per 100 litri questo si traduce in 80 litri d’acqua per 20 kg di composto. Rimestare periodicamente la poltiglia. Dopo dieci giorni togliere, con l’ausilio di un secchiello, l’acqua contenente la parte solubile del composto e diluirla al 20% con acqua tiepida. Una volta setacciata, questa poltiglia è pronta per l’utilizzo contro le malattie fungine delle foglie e del colletto. Ripetendo il trattamento ogni dieci giorni circa, si avranno piante sane e vigorose senza l’ausilio di fungicidi. L’operazione è anche fertilizzante. La consumazione dei prodotti va effettuata dopo tre settimane dall’ultimo trattamento.

La stessa operazione può essere effettuata con letame inodore di lombrico; i depositi che rimarranno sul fondo del barile potranno venire inoculati nel cumulo di compostaggio per accelerarne il processo di fermentazione.


Trapianti

Gli appassionati orticoltori avranno già notato che il trapianto delle piantine influisce per un certo tempo sul loro sviluppo. Questo periodo è definito “vuoto biologico”, ed è l’intervallo in cui le giovani piantine devono riorganizzarsi per insediarsi nella nuova dimora (ricostruzione delle radici rotte, ecc.). Per supportare le piante in questo processo si possono eseguire delle inzaffardature, cioè immersioni per qualche secondo delle radici in preparati specifici. In questo frangente può ad esempio tornare utile il letame di lombrico utilizzato precedentemente quale fungicida. Torniamo al nostro deposito sul fondo del barile, aggiungiamoci tre parti di terra e acqua, e utilizziamo la poltiglia così ottenuta per l’inzaffardatura.

Un altro semplice accorgimento sta nella zappatura. La zappatura favorisce una situazione batteriologica che corrisponde a circa 25 kg di azoto nitritico per volta. Se calcoliamo che una lattuga necessita di 75 kg di azoto/ha, con tre energiche zappature si ottengono i quantitativi richiesti, ma in modo naturale, senza usare nitrati (tossici per la flora terricola).


Erbe infestanti

Per lottare contro le malerbe si può ricorrere alla pacciamatura, costituita da corteccia o paglia, sparsa fra le file di ortaggi. In commercio troviamo pure la fibra di cocco che ha la proprietà di assorbire molta acqua e immagazzinare calore e aria; è importante utilizzare quella lavata in acqua dolce. Oltre il diserbo naturale con i vegetali di superficie, per eliminare le malerbe è possibile ricorrere al gas (pirodiserbo); un metodo efficace e immediato.


Termoregolazione delle piccole serre

Un valido accorgimento per la regolazione della temperatura nelle piccole serre casalinghe è l’utilizzo di bottiglie in PET, riempite con acqua resa nera dall’aggiunta d’inchiostro. Il calore del sole riscalda queste bottiglie che, durante la notte, liberano il calore immagazzinato fungendo da termosifone passivo. Ho sperimentato questo metodo in occasione di un progetto per l’aiuto allo sviluppo svolto in Albania, rilevandone l’effettiva efficacia. In questo modo nelle serre si sono raggiunte le temperature ideali senza l’aiuto, e lo spreco, di fonti energetiche esterne, come gas ed elettricità.

Cindy Fogiani e Sergio Gobbin - Rivista Gente Sana 2005